Tesi di laurea Infermieristica

L'infermieristica raffigura una disciplina, con una storia accademica relativamente recente in Italia, anche se essa vanta una storia professionale e scientifica secolare. Una Tesi infermieristica può quindi riguardare ogni possibile aspetto delle sue basi teoriche, i suoi fondamenti tecnici e pratici nell'esercizio del "nursing".

Come tutte le tesi, questa può essere sia di carattere descrittivo che sperimentale, ma ciò che differenzia la tesi infermieristica dalle altre è la necessità di trattare l’argomento secondo i canoni della scrittura di documenti scientifici in area biomedica. Vale appena il caso di ricordare come, per l'infermiere moderno lo scrivere sia diventato un dovere irrinunciabile, quanto detto affinché questi diffonda le proprie esperienze e produca, per se e per tutti i colleghi, nuova documentazione scientifica, basata su prove da diffondere sia sulla rete internet che sui principali periodici professionali.

Poniamo ora il caso di voler scrivere una Tesi di laurea Infermieristica con titolo “La funzione infermieristica nel’ambito della gestione della disfagia in paziente con ictus”

In generale diciamo che, un elaborato originale e di pregio deve fornire una descrizione, per quanto possibile puntuale, di una ricerca e dei risultati ottenuti. Dovendosi occupare di una indagine clinica o di laboratorio ad esempio, si procederà a descrivere gli scopi, i metodi usati, si esporranno l'insieme dei dati raccolti organizzati in tabelle e grafici per maggiore chiarezza, nonchè i metodi statistici di elaborazione dei risultati. Nello specifico diciamo invece che è necessario definire il problema, specificare la metodologia con cui lo si è affrontato, indicando lo stato dell'arte e proponendo le proprie risposte al problema.

Di seguito riportiamo la struttura di un elaborato originale e di pregio, evidenziando la corrispondenza diretta tra le fasi della ricerca e la suddivisione dell'articolo in sezioni:

1. Fasi della ricerca

  1. Scopi
  2. Metodo di lavoro
  3. Esiti
  4. Confronto con altre ricerche e risposte al problema

2. Struttura e contenuto

  1. Introduzione
  2. Materiali e metodi
  3. Risultati ottenuti
  4. Discussione e conclusioni.

Nella comunità scientifica internazionale si dice infatti che, un articolo, deve essere organizzato nell’ordine suggerito dall’acronimo IMRAD: Introduction, Methods, Results and Discussion. Se per trattare una ricerca è indispensabile un metodo di lavoro rigoroso, è similmente necessario e fondamentale organizzare con sistematicità la stesura dell'articolo.

Esaminiamo ora il caso specifico, Innanzi tutto e necessario definire lo scopo del lavoro.

Scopo del lavoro:

Nel caso in parola si potrà scrivere: Indagine nel reparto di neurologia dell'ospedale di “XXX” in un periodo ricompreso tra 1 aprile e 30 Maggio 2012, circa il numero di pazienti ricoverati con diagnosi di Ictus Ischemico che risultavano positivi alla disfagia e circa la metodologia di assistenza del personale infermieristico. Evidenziare l'importanza della funzione infermieristica nell'assistenza della disfagia nel paziente colpito da ictus ischemico, esplorando l’esistenza in letteratura di raccomandazioni idonee a guidare gli operatori sanitari, con particolare riferimento agli operatori infermieristici, nella riduzione delle sequele associate a disfagia attraverso l’utilizzo di screening relativi al disturbo deglutitorio.

Materiali e metodi:

Lo scopo di questa sessione sarà:

  1. Descrivere i pazienti osservati ai fini della ricerca, compreso il gruppo di controllo.
  2. Definire i metodi e le apparecchiature utilizzati avendo cura di indicarne il nome del produttore e l'indirizzo.
  3. Illustrare le procedure, affinchè possano essere seguite anche da équipe diverse.
  4. Comparare, se del caso, le nuove metodiche con i procedimenti utilizzati in passato. Identificando con esattezza i farmaci utilizzati, indicando il loro principio attivo e non il nome commerciale, il dosaggio prescelto e la posologia di somministrazione.

Quindi nel caso in esempio potremmo scrivere: Le risorse bibliografiche sono state reperite, attraverso ricerche su internet, nelle banche dati di linee guida – SIGN, SPREAD e NGC, sulle banche dati di revisioni sistematiche – Cochrane Library, Medline, Pubmed. L'indagine è stata svolta avvalendosi di una ricerca quantitativa, osservazionale, longitudinale. La popolazione indagata è composta da 36 pazienti di cui 15 maschi e 21 femmine la cui età media è di 78,67 anni, riportanti diagnosi da ictus ischemico e ricoverati presso l 'U.O. di Neurologia dell'Ospedale di “XXX” nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 30 maggio 2012, indagati per la comparsa di disfagia.

Le procedure di screening per la deglutizione incluse nello studio sono state:

  • l'osservazione iniziale del livello di coscienza del paziente e l’osservazione del grado di controllo posturale;
  • Se il paziente era in grado di collaborare attivamente e di mantenere il tronco eretto e di rimanere sveglio per almeno 15 minuti;

la procedura ha incluso inoltre:

  1. osservazione dell'igiene orale;
  2. osservazione del controllo delle secrezioni orali;
  3. forza, movimento e simmetria dei muscoli facciali, lingua e muscoli orali;
  4. qualità della voce e del linguaggio;
  5. riflesso della tosse, presenza e/o forza della tosse volontaria;
  6. risposta deglutitoria e abilità nell’eseguire la deglutizione volontaria;
  7. utilizzo del test del sorso d'acqua;
  8. revisione della documentazione clinica del paziente.

La presenza di disfagia è stata valutata attraverso la c.d. Prova del sorso d'acqua eseguita in 1a prova all'ingresso, 2a prova dopo 24 ore e 3a prova dopo 48 ore.

Risultati:

In questa sezione si procederà a presentare i risultati in sequenza logica, enfatizzando solo i risultati di particolare rilievo.

Pertanto nel caso in esempio si potrà scrivere:

Dei 36 pazienti osservati, con diagnosi d'ictus ischemico, alla 1a prova del sorso d'acqua all'ingresso sono risultati negativi 18 pazienti, di cui 9 femmine e 9 maschi, positivi 13 di cui 8 femmine e 5 maschi; 5 non sono stati valutabili di cui 4 femmine e 1 maschio. Alla 2a prova dopo 24 ore, il risultato è stato 20 negativi di cui 9 femmine e 11 maschi, 12 positivi di cui 9 femmine e 3 maschi; in questo caso solo 4 sono rimasti non valutabili di cui 3 femmine e 1 maschio. Alla atto dell’esecuzione della 3a prova dopo 48 ore, si osserva che i risultati sono rimasti invariati, 20 negativi, 12 positivi e 4 non valutabili. I pazienti non valutati alla prova del sorso dell'acqua, manifestavano un comportamento non collaborante e un punteggio GLASGOW inferiore a 8 punti, per i quali è stata richiesta la valutazione logopedistica. Altresì ai pazienti che sono risultati positivi alla disfagia per segni di false vie come tosse, raschiamento di voce, respiro gorgogliante o voce gorgogliante, è stata prescritta la dieta per disfagia. Diversamente, per i pazienti non valutati alla prova del sorso d'acqua per la valutazione della scala GLASGOW con risultati inferiore a 8, è stata avviata la nutrizione enterale attraverso il sondino naso-gastrico. Infine ai pazienti risultati negativi alla disfagia è stata prescritta una dieta libera e adeguata alle loro condizioni.

Conclusioni:

Nelle conclusioni si avrà cura di sottolineare solo aspetti nuovi ed importanti, ad esempio:

  1. Non si ripeteranno i dati osservati o i materiali e i metodi usati;
  2. Si Collegheranno le conclusioni tratte a quelle di altri studi importanti;
  3. Si eviterà di trarre conclusioni non completamente supportate dai dati all’epoca ottenuti.

Nel caso in esame si potrà scrivere:

Si rileva come sia di fondamentale importanza che gli infermieri operanti negli ospedali, nell’assistenza domiciliare e in ambienti di comunità, sappiano riconoscere i fattori di rischio, nonchè i primi segni di disfagia. Tutto quando sopra detto affinché, quando necessario, questi inoltrino le opportune richieste di ulteriori valutazioni. Si evidenzia inoltre come gli scenari nei quali è richiesta la gestione di pazienti disfagici, siano molteplici e coincidenti con tutte i diversi scenari dell'attuale sanità pubblica e privata.

Appare altresì palese come l’identificazione precoce e la richiesta di consulenza siano essenziali. La funzione dell’infermiere in questo processo, è osservare, rilevare,monitorare, valutare, documentare, condividere, educare, ricercare. Per la precoce identificazione dei problemi di deglutizione, è necessaria la conoscenza dei fattori di rischio e i segni peculiari della disfagia, congiuntamente all’osservazione delle abitudini nell’assunzione di pasti/bevande, della dieta e dei segni di una adeguata nutrizione e idratazione. Il personale infermieristico, nelle prime 24 ore di trattamento del paziente, ricopre un ruolo chiave di “sentinella” nella valutazione della disfagia dopo l'ictus. Questi, attraverso l’utilizzo discreening con elevata sensibilità, specificità e valori predittivi idonei, può rilevare la sintomatologia e iniziare il processo riabilitativo sinergicamente alle altre figure sanitarie, quali il fisiatra, il logopedista, il foniatra, il nutrizionista, il medico dietologo e il chirurgo. La formazione infermieristica e dell'equipe assistenziale ha un ruolo cruciale nel migliorare l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, l’efficacia e la qualità di vita di questi pazienti. La frustrazione, l’isolamento, lo sconforto, il disagio sociale sono fattori che incidono sulla gestione riabilitativa, condizionandola in maniera negativa. Attraverso l’acquisizione di competenze avanzate, lo studio continuo e la ricerca clinica, l’infermiere potrà sviluppare le qualità e competenze necessarie per una migliore assistenza al paziente.

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